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Quadro di riferimento normativo e giurisprudenziale in materia di risarcimento del danno provocato

Pubblicato in Area giuridica il 11-12-2006

Quadro
di riferimento normativo e giurisprudenziale in materia di risarcimento del
danno provocato da somministrazione di
sangue o
emoderivati.


Prospettive
future alla luce del D.M. 13 marzo 2002 istitutivo della Commissione tecnica
di studio presso l'Ufficio del Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute.

La presente trattazione, scevra da finalità di compilazione esaustiva, si
propone di evidenziare le problematiche giuridiche connesse alle situazioni
soggettive vissute dagli associati a causa di trasfusioni di sangue o di somministrazione terapeutiche di emoderivati.

Sulla scorta della più recente giurisprudenza in materia, indicheremo quali
possono essere le speranze e le aspettative di ottenere un giusto risarcimento
da parte di chi ha subito gravi danni (morali e materiali alla vita di relazione)
e patito indicibili sofferenze a causa dell'incuria e dell'omessa vigilanza
dell'amministrazione competente (Ministero della Salute) il cui specifico obbligo
(non adempiuto) consisteva nel dovere di vigilare, sulle strutture sanitarie
aventi compiti operativi, l'effettiva adozione di tutte le misure precauzionali
consigliate dalla scienza medica al fine di evitare, o quantomeno ridurre, i
rischi connessi alla pratica trasfusionale e alla somministrazione di emoderivati.

Verranno, altresi, illustrate le iniziative e le modalità d'intervento che i sottoscritti
avvocati hanno concordato con gli organi dell'associazione I Delfini per intraprendere l'attività tesa al riconoscimento del diritto al risarcimento del danno
ingiusto ed alla conseguente liquidazione dello stesso da parte del Ministero
della Salute (già Ministero della Sanità), anche in aggiunta all'eventuale
indennizzo riconosciuto in virtù della Legge 210/92 e successive modifiche.


--------------------

Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito ad una serie di pronunce giurisprudenziali
in cui è stata riconosciuta, come sopra accennato, la responsabilità
da parte del Ministero della Salute per non aver vigilato correttamente sulla
distribuzione e preparazione del sangue e degli emoderivati.

Più di recente il Tribunale di Roma (sez. Il civile, 4-15 giugno 2001), ribadendo
le colpe in capo all'Amministrazionc, ha affrontato alcune questioni giuridiche
rilevanti per tutti coloro, anche appartenenti all'Associazionc, che intendano
intraprendere un'azione giudiziaria tesa ad ottenere un giusto riconoscimento
delle sofferenze patite.

Rammentiamo che il risarcimento del danno è cosa diversa dall'indennizzo, già
previsto dalla legge n.210 del 1992 (artt. 1, 2, 3) e successive modificazioni
e pertanto coloro che già beneficiano di tale sostegno economico possono
agire in giudizio per chiedere anche il risarcimento del danno che ha diverso
decorso prescrizionale e diversa natura.


Un importante passaggio della sentenza capitolina è stato quello riguardante
la prescrizione del diritto al risarcimento (dei danni materiali alla vita di
relazione, al fatto illecito e danno biologico) cioè del termine entro
cui chiedere tale riparazione patrimoniale per i danni ingiustamente sofferti.

Viene riconosciuto il termine di dieci anni, e non più quello breve di 5, come
sostenuto dai legali del Ministero, in considerazione della rilevanza penalistica
del comportamento dell'Amministrazione competente nella diffusione delle infezioni
virali in questione, essendo configurabili astrattamente i reati di omicidio
colposo, epidemia colposa o delle lesioni colpose plurime (art. 157 n.3 codice
penale).

Va dunque applicato il termine di -prescrizione (10 anniì per i danni provocati
da reato il cui decorso viene collegato con il momento in cui le persone, attraverso le certificazioni, hanno conosciuto l'esistenza della malattia e verificato la loro connessione causale alle trasfusioni ovvero agli emoderivati, sicché è solo da tale istante che si deve far riferimento ai fini dell'iniziale decorrenza della prescrizione.


A chi agisce per chiedere il risarcimento del danno, deriva un'altra conseguenza
positiva dal fatto che il comportamento del ministero che ha causato la diffusione
delle malattie virali venga ritenuto di rilevanza penale; oltre al danno
biologico ed al danno patrimoniale è dovuto anche il cosiddetto danno
morale.


Senza addentrarci troppo in questioni giuridiche, possiamo dire che per ogni singola
voce di danno il giudice stabilisce una somma di denaro corrispondente come
risarcimento; il danno biologico è quello provocato all'integrità
fisica e alla vita di relazione; il danno patrimoniale è quello
economico, comprensivo sia delle spese sostenute sia dei mancati guadagni; il danno morale è quello che consiste nelle sofferenze patite, e
viene riconosciuto, in aggiunta alle altre voci di danno, solamente quando il
comportamento che ha causato il danno è configurabile come reato.



Abbiamo
accennato alle differenze strutturali tra il risarcimento dei danni subiti che
ha rilievo penale e civile e l'indennizzo riconosciuto dalla legge n. 210 del
1992 con successive modifiche.


Quest'ultimo, quale diritto soggettivo, non ha natura risarcitoria ma assistenziale,
come tale riconducibile agli artt. 2 e 38 Cost., comprende sia coloro che, a causa i vaccinazioni obbligatorie, riportino lesioni o infermità con menomazione permanente dell'integrità psico-fisica nonché quanti, per effetto
di somministrazione di sangue o suoi derivati, risultino contagiati da infezioni
da HIV ovvero subiscano danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali e
infine, in virtù della legge 14 ottobre 1999, n. 362, anche a coloro
che siano sottoposti a vaccinazioni antipoliomelitica non obbligatoria.


Tale indennizzo, i cui principi di parificazione processuale sono pacifici e recentemente ammessi dalla Corte Costituzionale (Sent. n.38 del 6 marzo 2002 e n. 226 del 22 giugno 2000 in www.infoius.it), è soggetto a decadenza nel
termine di tre anni nel caso di vaccinazioni o di epatiti post-trasfusionali
e nel termine di dieci anni nei casi di infezioni da HIV, con decorrenza dal
momento in cui l'avente diritto risulta aver avuto conoscenza del danno (art.
1, comma 9, 1. 25 luglio 1997 n. 238).

Il Tribunale del Lavoro di Livorno ( con sentenza del 17 febbraio 2001 ha osservato
inoltre che il termine decadenziale per la presentazione della domanda di indennizzo
relativa alle epatiti post-trasfusionali, essendo stato in questa particolare
ipotesi riconosciuto tale diritto solamente con la L. 25 luglio 1997 n. 238,
decorre dal momento dell'entrata in vigore di detta legge.
Tornando alle differenti problematiche connesse al risarcimento del danno, va rilevato che i giudici capitolini hanno affrontato compiutamente pure l'importante questione dell'epoca del contagio, superando precedenti orientamenti giurisprudenziali sullo stesso argomento, giungendo ad affermare la responsabilità del Ministero anche per i contagi avvenuti prima degli anni in cui sono stati approntati
i test per i singoli virus.


Dunque, seconda tale illuminata pronuncia, il risarcimento è dovuto anche per chi abbia contratto il virus dell'epatite B prima del 1978 e guello della HIV prima del 1985 o il virus dell'epatite C prima del 1989.

I sottoscritti legali ritengono peraltro essere quest'ultima interpretazione la
più corretta in funzione dei presupposti della responsabilità
in capo al Ministero della Salute.

In ogni caso un approfondito controllo delle considerazioni svolte, in fatto e
in diritto, dal giudice capitolino necessita di un raffronto con successive
pronunce che ribadiscano i criteri guida enunciati, così da creare un
orientamento giurisprudenziale tale da rappresentare un modello futuro di sicuro
riferimento.

Certo è che la citata Sentenza del Tribunale di Roma, così come molte
altre in materia, ha già sortito apprezzabili effetti, difatti, con Decreto
Ministeriale del 13 marzo 2002 è stata costituita, presso l'Ufficio del
Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, una Commissione tecnica
di studio, la cui presidenza è stata affidata al seri. Avv. Cesare Cursi,
avente il compito di individuare congrui criteri di quantificazione delle possibili
pretese risarcitorie ed eventuali prospettive di definizione transattìva
di vertenze intraprese o da intraprendere.

E' lecito ipotizzare che tra le varie questioni sottoposte
all'esame della citata Commissione tecnica di studio
vi sarà proprio quella relativa al riconoscimento
o meno dell'obbligo risarcitorio nei confronti di coloro che abbiano contratto
i virus precedentemente agli anni nei quali sono stati approntati i rispettivi
test.

Qualsivoglia possano essere comunque le determinazioni a cui perverrà il gruppo di
tecnici nominati è indubbio che queste non risulteranno vincolanti.

Pertanto risulta conveniente attendere l'esito, ormai prossimo (30 giugno 2002), dei
lavori della Commissione, onde verificare la possibilità di ottenere
in via stragiudiziale il giusto risarcimento del danno reclamato, avendo in
ogni modo presente che, qualora le determinazioni assunte non fossero satisfattive
(in relazione alle varie ipotesi soggettive configurabili) sia in termini
di riconoscimento dell'obbligo risarcitorio, sia in termini di definizione dei
criteri di quantificazione economica del danno, rimarrà comunque aperta
la via del ricorso all'Autorità giudiziaria ordinaria.



A conclusione della breve trattazione svolta segnaliamo che la scelta operata
dai sottoscritti avvocati, di concerto con gli organi responsabili dell'Associazione
1 Delfini, è costituita da un primo intervento presso l'Ente ministeriale
competente, teso a richiedere in via stragiudiziale il risarcimento del danno
patito (anche ai fini dell'interruzione dell'eventuale decorso prescrizionale),
rimandando ad un fase successiva (eventuale) la valutazione dell'opportunità
di intraprendere un giudizio vero e proprio, qualora le richieste operate non
trovassero adeguato e soddisfacente riscontro (anche alla luce delle emanande
decisioni della Commissione tecnica) da parte del Ministero della Salute.

Si segnala, infine, che per gli ulteriori approfondimenti, anche ai fini dell'attività
medico legale strumentale alle pretese risarcitorie, può essere contattata
direttamente l'Associazione che provvederà a fornire le informazioni
necessarie ad ogni ulteriore incombente relativo all'attività connesse.

Avv. Michele Nannarone
Avv. Massimiliano Poggianti