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Pensioni di invalidità

Pubblicato in Comunicati stampa il 01-01-2013

Le pensioni di invalidità vengono erogate dall’INPS ai cittadini, in età compresa tra i 18 e i 65 anni, riconosciuti invalidi civili e con totale inabilità al lavoro (cioè pari al 100%); è pertanto necessario che entrambe le situazioni, invalidità e inabilità al lavoro, vengano opportunamente accertate e certificate dalla Commissione medica presso la competente Azienda Sanitaria Locale. La concessione è subordinata a determinati limiti di reddito annuo, assoggettabili all’IRPEF e costituenti base imponibile, annualmente determinati dalla legge "collegata" alla Legge Finanziaria. Per l’anno 2005 il limite massimo è di 13.739.69 euro. Viene erogata per 13 mensilità per un importo mensile pari a 233.87 euro con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello della presentazione della domanda per l’accertamento dell’inabilità. Al compimento del 65° anno d’età, in sostituzione a questo tipo di pensione, i cittadini disabili ricevono la Pensione sociale da parte dell’INPS. Se l’importo di quest’ultima dovesse risultare inferiore alla pensione di invalidità verrà corrisposta la differenza a titolo di assegno. Le pensioni di invalidità sono compatibili con le indennità di accompagnamento o altri tipi di indennità (vedi). Oltre ai cittadini italiani hanno diritto alla pensione anche i cittadini delle nazioni appartenenti alla Comunità Europea che risiedono nel territorio italiano. Per quanti hanno accertato, invece, una inabilità al lavoro pari al 100% (inabilità totale) viene erogata, (in sostituzione della pensione di invalidità civile) una pensione di invalidità , il cui ammontare viene definito in relazione ai contributi già versati durante il lavoro svolto. Se l’inabilità accertata è superiore invece ai 2/3 (dunque non totale), condizione che permette lo svolgimento di un’attività lavorativa, si può ottenere un assegno ordinario di invalidità oltre a quanto percepito dal lavoro svolto. In entrambi i casi (pensione e assegno di inabilità) è esigito un requisito di natura contributiva, bisogna cioè aver versato all’INPS almeno 5 anni di contributi, di cui almeno 3 nei 5 anni precedenti la domanda. L’assegno ordinario di invalidità viene corrisposto dall’INPS per tre anni; esso può essere confermato per tre volte consecutive, dopo di che diventa definitivo. Questa disciplina vale per i dipendenti di aziende private. Diversamente, i dipendenti delle amministrazioni pubbliche devono fare riferimento all’Inpdap, che utilizza un regime differente per l’accertamento dell’inabilità e per l’accesso alle prestazioni. A partire dal primo gennaio 2002 alcune pensioni inferiori a 516,46 euro sono aumentate raggiungendo tale cifra. Beneficiari dell’aumento i soggetti con 70 o più anni di età e con un reddito personale, escluso l’eventuale reddito derivante dall’abitazione, superiore a 6.713,98 euro. L’aumento riguarda, inoltre, coloro che, al di sotto della soglia dei 6.713,98 euro di reddito annuo personale, hanno età pari o superiore a 60 anni e sono invalidi civili totali o sordomuti o ciechi civili assoluti titolari di pensione o che siano titolari di pensione di inabilità. Nel caso il pensionato sia coniugato il reddito dei due coniugi non deve superare i 6.713,98 euro incrementati dell’importo annuo dell’assegno sociale (circa 11.142,79 euro totali, quindi).