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Epatite C. I pazienti vanno all’estero per comprare i nuovi farmaci.

Pubblicato in News il 30-11-2016

Secondo una recente indagine su 86 centri autorizzati alla prescrizione dei nuovi farmaci per la cura dell’epatite C - risulta che circa 500 italiani sono andati in India ad acquistare i farmaci equivalenti ma se consideriamo anche quanti non lo dichiarano, ne stimiamo oltre un migliaio. Le associazioni dei pazienti chiedono l’attenzione delle istituzioni: tutti i malati dovrebbero accedere alle cure allo stesso modo.

Un appello che si inserisce in una campagna di sensibilizzazione sull’HCV, nata nel 2014, e che da oggi diventa una vera e propria ‘rete’ di condivisione tra malati e istituzioni. L’iniziativa è realizzata da numerose associazioni
Risale a circa due anni fa l’arrivo, in Italia, del primo farmaco innovativo anti-HCV in grado di combattere il virus. Gli altissimi prezzi inizialmente previsti dalle aziende (circa 70mila euro a trattamento), hanno portato la classe politica a prevederne l’utilizzo solo per casi di pazienti con fibrosi in stato avanzato (3 e 4).

Ad oggi ne curiamo circa 30mila l’anno e con gli 1,5 miliardi spalmati in un triennio previsti in legge di Bilancio, anche il Ministro Lorenzin si è posta l’obiettivo di voler curare 50.000 pazienti l’anno: questo potrebbe far sì che possano cadere le barriere di accesso, e restare comunque nei limiti del budget annuale stanziato prevedendo delle priorità di cura”.

L'epatite C colpisce circa l’1,1% della popolazione mondiale e 80 milioni sono gli individui infetti. A questi si aggiungono circa 1.2 milioni di nuove diagnosi ogni anno, cui potrebbero aggiungersi ulteriori 1.6 milioni di nuove infezioni non diagnosticate. In Italia la percentuale di infetti non è nota ma si stima che le diagnosi siano circa 300mila, i nuovi casi sono circa 1.200 ogni anno. L’Italia ha il triste primato in Europa per numero di soggetti HCV positivi ed è per questo che iniziative come “Senza la C” risultano quanto mai urgenti.

Il progetto è sostenuto anche dalla Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit): “l’ampliamento dei criteri di accesso alle cure - ha concluso il Presidente Antonio Chirianni - rappresenta un investimento i cui risparmi si vedranno nel lungo termine. I pazienti che eliminano il virus, non solo non sono costretti ad assumere farmaci a vita, ma ricorreranno molto meno agli ambulatori e ai ricoveri (anche per trapianti), con conseguenti risparmi per il Servizio Sanitario Nazionale".

Fonte: quotidianosanita.it